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L’invasione dei bruchi defoglianti sta naturalmente diminuendo di Franca Zanichelli

PDF Stampa Invia per E-mail Sabato 04 Luglio 2009

Per verificare la situazione e le reali condizioni di pericolosità date dalla presenza del bruco di Lymantria dispar  che ha attaccato eriche e cisti sui versanti di Pietra Murata e Piana al Canale,  un’equipe di tecnici ha compiuto un sopralluogo sulle aree invase dal bruco. Con il responsabile scientifico del Progetto regionale META di monitoraggio dello stato fitosanitario delle foreste della Toscana, coordinato da ARSIA (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione nel Settore Agricolo e Forestale) erano presenti altri specialisti fitopatologi, oltre a funzionari del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e dell’Unione dei Comuni, al fine di acquisire tutti gli elementi utili per eventuali interventi in difesa degli ecosistemi di questo territorio.

 


Da controlli diretti e puntuali condotti nelle aree segnalate e dalla ricognizione in altri territori forestali la situazione è risultata al momento  molto meno allarmante di quanto era emerso dalle notizie apparse sulla stampa.
Cosa è successo in pratica e cosa ci si aspetta dopo questa fase?
La temibile farfalla va incontro a cicli periodici di aumento numerico. Molti bruchi, probabilmente in seguito ai forti venti che hanno perturbato il penultimo fine settimana, sono pervenuti nelle aree di bassa macchia e si sono nutriti delle foglie dei piccoli arbusti, per loro normalmente poco appetibili, se paragonati con le gustose chiome dei lecci. Pertanto si sono malnutriti e così la loro crescita e la metamorfosi non è stata delle migliori dando origine a molti maschi e poche femmine; queste ultime, per giunta, sono risultate menomate. L’accurata ispezione ha pertanto evidenziato non esservi uova, che il numero di larve è molto esiguo mentre sono state viste alcune crisalidi e numerosi maschi dal volo zigzagante. La presenza delle rare femmine smunte e un po’ deformi sta ad indicare che la loro fertilità è minima e che pertanto è un buon segnale di bassa pericolosità. Il controllo delle leccete di Piana al Canale ha poi fugato il timore che l’infestazione fosse partita dalla volta arborea e che si fosse poi ampliata all’area ripresa nelle immagini viste sui giornali.
Oggi non è pertanto consigliabile alcun trattamento con il Bacillus thuringiensis per i seguenti motivi: per essere efficace il batterio deve essere spruzzato prima che crescano le larve. B. thuringiensis infatti si deposita sulle foglie e quando i bruchi se ne nutrono si ammalano rapidamente arrestando lo sviluppo. Ora le larve si sono già alimentate e non sono più presenti; quindi spruzzare il bacillo non servirebbe a contenerle, ma il guaio potrebbe essere ancora più grande perché l’uso del prodotto, che deve essere sempre effettuato secondi i dettami della normativa predisposta dal Ministero della Sanità, potrebbe danneggiare il ciclo riproduttivo di altre innocue, splendide farfalle che popolano l’area montana, alcune delle quali inserite nelle liste delle specie protette a livello locale e comunitario.
Tutto quanto appurato sul campo è stato poi ampiamente illustrato e discusso nel pomeriggio con i rappresentati delle amministrazioni dei Comuni di Marciana e di Campo nell’Elba. Proprio nel comune di Campo si sono verificati gli attacchi dei bruchi che peraltro sono rimasti circoscritti a pochi ettari. E’ stato quindi tirato un sospiro di sollievo per aver constatato che il fenomeno non era preoccupante ma si è voluto anche stringere una forma stretta di collaborazione per attivare il monitoraggio preventivo per la prossima annualità.
Va ricordato che il progetto META, che comprende anche il monitoraggio sull’intero territorio regionale delle popolazioni di Lymantria , lanciato da ARSIA da alcuni anni, prevede un presidio di costante monitoraggio proprio in collaborazione con il Parco Nazionale dell’Arcipelago toscano. E’ attiva una rete permanente con un sistema di verifiche periodiche in aree di saggio permanenti e di controllo delle segnalazioni inviate da Enti e privati cittadini che permette di valutare prontamente i rischi e predisporre, qualora necessario, tempestive e correte iniziative di controllo. Grazie alla collaborazione tra i Comuni di Marciana, Campo nell’Elba e la Comunità dell’Arcipelago, questo sistema potrà essere potenziato e potrà attivarsi tempestivamente per individuare  possibili futuri punti critici.
I trattamenti effettuati nel 2007 nell’Elba orientale hanno dato effetti positivi, ora si dovrà tenere sotto controllo stretto anche l’area occidentale per evitare il formarsi di eventuali focolai locali.

 

APPROFONDIMENTO a cura del dr. Pio Roversi, responsabile scientifico Progetto META
La limantria

I Lepidotteri o farfalle comprendono nel nostro pianeta un elevato numero di specie (più di 200.000) che contribuiscono in modo determinante alla biodiversità di molti tra i più preziosi ecosistemi dell’area mediterranea.
Un ristretto gruppo di questi insetti, che da bruchi o larve mangiano per lo più foglie e gemme, può però divenire un fattore di disturbo ecologico in quanto le loro popolazioni sono in grado di manifestare vere e proprie “esplosioni numeriche”, divenendo talmente numerose da privare delle foglie interi boschi. Quando si verificano questi scompensi ecologici diviene di estrema importanza capire se si tratta di eventuali focolai puntiformi che rimangono localizzati su aree limitate, nelle quali in breve tempo i fenomeni vengono ridimensionati da fattori di controllo naturale;  o se, al contrario, gli attacchi iniziali non sono altro che i i primi sintomi rivelatori di futuri gravi infestazioni in grado di interessare, per più anni consecutivi, vaste superfici di migliaia di ha di boschi o macchie.
Proprio con riferimento alla Limantria, specie diffusa in tutto il nostro Paese isole comprese e nota per la sua capacità di defogliare intere foreste, sono stati individuati alcuni parametri sulla base dei quali interpretare la dinamica di popolazione ed effettuare prognosi attendibili sull’evoluzione degli attacchi.
In particolare, nel caso dell’accertamento di nuovi focolai è necessario rilevare dati sul rapporto maschi/femmine (meno femmine vuol dire una discendenza futura meno numerosa), sul numero di uova che ciascuna femmina è in grado di deporre e sull’azione dei nemici naturali e degli agenti di malattie. L’azione complessiva dei fattori di controllo naturale diviene tanto più incisiva quanto meno idonee alla Limantria sono le condizioni ambientali e quanti meno interventi di disturbo vengono messi in atto dall’uomo.
I rilievi condotti nei giorni scorsi nei limitati focolai di Limantria individuati all’inizio di questa estate nella porzione occidentale dell’isola d’Elba hanno evidenziato popolazioni di questo insetto con un basso potenziale biotico, particolarmente indebolite in primo luogo dall’alimentazione su piante come le eriche non incluse tra quelle più idonee allo sviluppo delle larve di questa farfalla.

Fonte: www.islepark.it

Ultimo aggiornamento ( Sabato 04 Luglio 2009 13:58 )